Invisibili

Quella mattina Elisa si alzò stancamente dal divano rosso cremisi su cui aveva ingurgitato 88 chili di semi di zucca guardando film americani per 3023 sere di fila. Erano le 11.44, tardi per passare dal centro per l’impiego, presto per mettersi ai fornelli per la solita pasta al pomodoro. Accese il computer e riprese la ricerca dei sogni possibili alla quale si dedicava per abitudine alla sopravvivenza. Aveva fatto di meglio, in passato, durante quei 3023 giorni tutti uguali.
Ogni mattina si era alzata dal letto, aveva preparato vestiti, insegnato ai figli a lavarsi i denti, ad allacciarsi le scarpe; aveva organizzato colazioni e merende, aveva raccattato giochi da terra e avviato lavatrici, aveva lasciato i bambini davanti ai cancelli delle scuole, dentro le aule chiassose; aveva portato chili di spesa e cucinato pietanze siciliane rientrando dal lavoro e prima di tornare davanti ai cancelli delle scuole, sempre in ritardo, a raccogliere la progenie bella come il sole. Aveva cantato ninnananne per 8
anni consecutivi, ogni sera, dedicando ad ogni figlio tre uniche canzoni ciascuno scelte con cura, stabilendo che non si sarebbe permessa di stufarsene. Era decisa a consegnare memoria ai suoi figli con
tale determinazione da riuscire nell’impresa in maniera eccellente.
La passione di Elisa era stata la vita di ogni giorno, ed era una passione perché nonostante la fatica che è dentro tutto ciò che è necessario e che non si è più in diritto di chiamare scelta, la vita non la stancava.
Per 2141 giorni non aveva smesso di sorridere e di addolcire la voce quando la sentiva diventare stridula, nemmeno quando la schiena si accorciava sofferente, e quando le urla rimbombavano fino alle tre del mattino, e quando la pelle cominciò a tingersi di blu. Ma poi la sua voce si fece acida, si mise a dormire su un divano e cessò di lavarsi. E i suoi figli le davano troppi baci.
La vita di ogni giorno l’aveva incantata: l’obbligo a ripetere sempre le stesse azioni e le stesse parole per mesi, e per anni, l’aveva sollecitata a mettersi in ascolto dell’invisibile, per trovarci dentro, però, qualcosa che vedeva solo lei.

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